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Pulito, disinfettato, sterilizzato, infetto, contaminato, inquinato…

Cosa significano queste parole?

pulito” (nel significato corrente “casalingo”): senza macchie

disinfettato“: trattato con qualcosa che ha ridotto la carica microbica

sterilizzato/sterile“: trattato con qualcosa che ha eliminato qualsiasi forma di vita dall’oggetto

contaminato” e “inquinato” sono simili: indica che un oggetto prima “puro” è stato reso impuro da un contaminante, può trattarsi di un contaminante biologico (in tal caso si può anche dire che è infetto) oppure di altra natura (radiattivo oppure chimico)

Da questa distinzione appare subito chiaro come una cosa pulita possa essere sia disinfettata, che sterilizzata, che contaminata/inquinata… e come una cosa apparentemente sporca possa benissimo essere sterile e completamente atossica. Se, per esempio, bolliamo una pallina da tennis sporchissima (macchiata) per un’ora avremo una pallina da tennis sporca ma sterile.

Domandiamoci: cosa vogliamo ottenere quando “puliamo”? Ma è molto importante chiederci anche a questo proposito: cosa è meglio per i nostri bambini?

Sappiamo che la natura ci ha fornito un corpo poderoso di polizia, carabinieri, vigili del fuoco e paracadutisti formati da baldanzosi giovani che devono addestrarsi “sul campo” “incontrando il nemico” (il nostro SISTEMA IMMUNITARIO) e sappiamo come sono i giovani: se non diamo loro delle ambizioni e una guida poi diventano teppisti oppure pappemolle (allergie, patologie del sistema immunitario/malattie autoimmunitarie, salute cagionevole etc): la sterilità, la disinfezione spinta, non sono buoni alleati per avere, in futuro, un corpo robusto, sano e dotato della capacità di discernere tra amici e nemici. Il buon senso ci suggerisce di cercare dunque un compromesso: un ambiente “immunologicamente stimolante” ma non “carico di patogeni”, in parole povere una “diluizione dei patogeni” (salvo questioni particolari, che non si applicano alla normalità della vita domestica).

È importante capire che le “superfici che brillano” riguardano essenzialmente la nostra vita sociale e il nostro senso estetico e poco hanno a che fare con la purezza e l’igiene…

Normalmente noi quando puliamo “puliamo”, ossia leviamo lo sporco “visibile”, ma cosa ne è delle contaminazioni batteriche e/o chimiche?

La maggior parte dei detergenti domestici puliscono grazie a tensioattivi e altre sostanze (sbiancanti ottici, sequestranti etc) che asportano il grosso dello sporco e dei contaminanti biologici; spesso hanno virtù disinfettanti ma ancora più spesso lasciano uno strato di contaminanti chimici, che esalano (soprattutto nei prodotti senza risciacquo) oppure vengono ingeriti (brillantanti) o ci rimangono addosso (abiti… tralasciamo in questa sede lo spinoso discorso sui cosmetici).

Un concetto ritenuto valido è il “potere della diluizione” (proprio dell’acqua) ossia: non distruggere il microbo ma disperderlo in modo da assicurare un contatto in grado di stimolare il sistema immunitario ma senza raggiungere una pericolosa carica infettante. L’acqua è il mezzo d’elezione (è lei che lava) mentre agenti ammorbidenti come il bicarbonato (che scioglie i grassi, ammorbidisce le incrostazioni ed ha deboli capacità disinfettanti) aiutano a “scrostare lo sporco”, i tensioattivi servono ad allontanarlo inglobando, con le loro molecole anfiliche o anfipatiche, sia materiali idrofili che lipofili (che si sciolgono in acqua o nei grassi).

Ma la domanda che dobbiamo porci è: qual è il compromesso che vogliamo raggiungere per avere una casa pulita come piace a noi senza contaminare l’ambiente domestico con cancerogeni, interferenti endocrini, metalli pesanti, diossine e quant’altro di nocivo si trova nei detergenti da banco?

*Noi* Bio Bimbi* abbiamo scelto una contaminazione chimica “zero” (o quasi), una diluizione dei patogeni e un basso impatto ambientale, perchè oltre ai nostri bambini pensiamo anche al pianeta, ai meno fortunati e al futuro loro e di tutti. La sorpresa è che non solo è possibile conciliare queste esigenze in maniera semplice: è un risparmio sia economico sia di spazio! Ben presto ci si disintossica dal falso/chimico “odore di pulito” e si comincia a distinguere il pulito “sano” da quello che fa male.

MA QUANDO SERVE UNA PROFONDA DISINFEZIONE?

Se servisse ottenere una vera riduzione della carica microbica ci sono mezzi diversi, quello più adatto ad un ambiente con dei bambini è il vapore. Possiamo però ottenere una buona disinfezione usando la chimica, esempio con un ph anti-microbico (soluzione metà acido citrico al 15% e metà aceto di mele), ph basici (la soda è un buon disinfettante), l’acqua ossigenata in bagno, l’acohol… per tutti vale un principio: il tempo di contatto. Disinfettanti anche non aggressivi sono in grado di sterilizzare con un tempo di contatto adeguato.

Per fare degli esempi di disinfettanti in grado di produrre una sterilizzazione di OGGETTI E SUPERFICI (cioè attivi su tutti i patogeni compresi i più resistenti come le spore batteriche, i micobatteri come la tubercolosi e i virus idrofili come l’epatite) possiamo citare i “clorossidanti elettrolitici” (Amuchina)-attenzione può macchiare come la candeggina-, da usarsi allo 0,1 fino allo 0,5% con tempo di contatto di 20-30 minuti, lo iodopovidone al 10% (Betadine) -attenzione può macchiare e corrodere i metalli-, il perossido di idrogeno (acqua ossigenata) anche a 10 volumi (3%) -attenzione può ustionare-, l’alcohol puro.

Per chi volesse saperne di più sui tempi di contatto seguite questo link: http://www.anmdo.org/wp-content/uploads/Linee-guida-antisettici.pdf . Ci troverete i tempi di contatto per disinfettanti di uso comune.

Una profonda disinfezione/sterilizzazione si applica in caso di malattie (immunodepressione), di presenza o passaggio in casa di una persona infetta o di sospetto comunque di contaminazione con germi pericolosi in casa.

A breve condivideremo con voi le nostre esperienze con i detergenti a impatto chimico “zero”.

 

 

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