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Mal di gola, tonsillite. Antibiotici sì o no?

FARINGITE E ANTIBIOTICI: QUANDO SERVONO DAVVERO?

“Ci sono le placche, è batterica quindi serve l’antibiotico”
“Se la febbre non passa entro domani sera, gli dia l’antibiotico”.
Questo approccio è stato superato, sulla base delle evidenze medico-scientifiche degli ultimi decenni.
Ogni volta che scrivo ho paura di essere noiosa, quindi l’introduzione sarà una sintesi:

Questo articolo nasce dal riscontro di un’elevatissima frequenza, nel gruppo al quale fa capo questo sito web, di domande sul da farsi in caso di mal di gola e sindromi influenzali, ma poggia soprattutto sulla sconfortante osservazione che, nonostante i costanti richiami di enti e istituzioni, tanti medici continuano a prescrivere antibiotici e cortisonici senza una diagnosi precisa e, soprattutto, apparentemente senza una vera necessità.

  • è importante che tu legga direttamente almeno le sole raccomandazioni della Società Italiana Pediatri. (Almeno dalla raccomandazione 19 in poi, ma forza: è una paginetta A4!).
  • in  caso di faringite acuta, con febbre, placche, dolore e magari anche con altri sintomi (di origine virale) quali raucedine, scolo nasale, tosse, catarro, diarrea NON è consigliato assumere antibiotici “alla cieca”.
  • è compito del medico selezionare i pazienti da avviare al test per la ricerca dell’UNICO PATOGENO (salvo eccezioni particolari) per il quale è raccomandata la terapia antibiotica: il test rapido per lo streptococco (RADT), oppure (negli USA è raccomandato per i più piccoli) il tampone faringeo seguito da esame colturale.
  • SOLO in caso di positività allo STREPTOCOCCO BETA-EMOLITICO GRUPPO A (SBEA/SABE) è indicata l’antibioticoterapia, per prevenire complicanze potenzialmente gravi (ma rare o eccezionali), suppurative e/o reumatiche.
  • l’antibioticoterapia si riserva ai casi di faringite acuta e non di faringiti croniche, recidivanti o di positività al test senza sintomi di faringite acuta (portatori asintomatici).
  • l’antibioticoterapia durerà 10 giorni (punto importante), tramite la somministrazione di uno degli antibiotici previsti dalle linee guida e sarà efficace nella prevenzione delle complicazioni reumatiche se instaurata ENTRO 9 GIORNI dall’esordio della malattia.
  • non sono raccomandati: cortisonici (antiinfiammatori steroidei) né in associazione all’antibioticoterapia né (a maggior ragione) non accompagnati dalla stessa. In caso di dolore si possono impiegare paracetamolo o ibuprofene (il secondo ha maggior effetto antiinfiammatorio e analgesico).

Quindi: se ti stai chiedendo se cominciare subito l’antibiotico perché tuo figlio ha la febbre alta, non mangia ed è prostrato per il mal di gola la risposta è “no”, serve la diagnosi  precisa di “faringite (o faringotonsillite) acuta da SBEA”.

Se il tuo pediatra ti prescrive l’antibiotico sulla base della sola visita chiedi chiarimenti, dato che, secondo le linee guida, questo approccio non è raccomandato. Se il pediatra ti ha prescritto cortisonici insieme all’antibiotico… chiedi chiarimenti, perché il loro uso in corso di faringite/faringotonsillite acuta non è raccomandato.
Se, davanti ad una tonsillite cronica, il pediatra ti propone la tonsillectomia, chiedi chiarimenti, perché questa soluzione non è raccomandata. Se ti restano dubbi chiedi un’altra consulenza ed eventualmente una terza: gli interventi chirurgici devono essere chiaramente ben motivati, le tonsille non ricrescono… e fanno parte del nostro sistema difensivo.

Se vuoi saperne di più del mio riassunto e delle mie spiegazioni e considerazioni vai avanti, altrimenti, SE HAI LETTO LE LINEE GUIDA LINKATE, sai già abbastanza cose da affrontare il mal di gola di tuo figlio in maniera responsabile e serena.

SECONDA PARTE, PER GENITORI STUDIOSI

PREMESSA

Le linee guida internazionali (e italiane) indicano chiaramente che, in corso di faringite acuta, l’antibioticoterapia si dovrebbe impiegare solo in caso di dimostrata infezione streptococcica e non più, come “una volta”, davanti al sospetto di una faringite batterica. (nota bene: le “placche” da faringite batterica non si distinguono facilmente dalle “pseudomembrane” della mononucleosi, quindi in caso di dubbio servono ulteriori indagini e, utile saperlo, se si instaura l’antibioticoterapia in corso di una mononucleosi si rischia un’allergia molto fastidiosa quindi la diagnosi esatta è importante e la fretta, come si evince in seguito, non migliora la prognosi ma può rappresentare un fattore di rischio).

Esistono alcune differenze tra le linee guida dei vari paesi.

“Nel dubbio diamo l’antibiotico” è sicuramente una grossa tentazione, bisogna però tenere presente che l’antibiotico non è affatto un farmaco innocuo  (soprattutto nei bambini più piccoli) né privo di rischi sul lungo e sul corto periodo.  Se dato in corso di una patologia nella quale non agisce sulla causa (virus, infiammazioni d’altra natura, batteri non nel suo spettro d’azione) si corre il rischio di una reazione allergica o idiosincrasia anche severa oltre che di un abbassamento generale delle difese a causa dell’azione di disturbo sulla microflora intestinale, che oggi sappiamo giocare un ruolo importante nell’efficienza di tutti i nostri sistemi, compreso quello immunitario.

Il richiamo delle linee guida internazionali al non prescrivere inutilmente antibiotici è dettato anche da motivazioni più globali e non meno rilevanti, come quello dei germi “multi resistenti”.

1- QUANDO TROVA INDICAZIONE L’ANTIBIOTICO?

L’antibiotico si applica, secondo le linee guida, nel caso di positività al test per lo Streptococco Beta Emolitico gruppo A (SBEA, SABE o nella sigla anglofona GAS). Va detto però che esistono casi particolari (particolarmente gravi, in soggetti a rischio o che convivono con soggetti a rischio) nel quale il medico può decidere di optare comunque per l’antibioticoterapia. Si tratta, però, di casi ”speciali” e non del comune mal di gola, con febbre e con le placche di adulti e bambini.

È interessante notare che solo circa ¼ delle faringiti batteriche è causato dallo streptococco beta emolitico (l’unico per il quale si indica il trattamento antibiotico). Negli adulti invece la possibilità che si tratti di questo batterio scende al 5-15%.

2- MA PERCHÉ SERVE L’ANTIBIOTICO IN CORSO DI FARINGITE E FARINGOTONSILLITE ACUTA BATTERICA DA STREPTOCCOCCO EMOLITICO (SBEA/SEBA/GAS)?

Si raccomanda (nelle linee guida) la terapia antibiotica, che deve durare 10 giorni al fine di eradicare l’infezione ed essere applicata con uno degli antibiotici presenti nella lista, per scongiurare il rischio delle complicazioni reumatiche (“febbri reumatiche” molto gravi e con possibile interessamento del cuore, particolarmente delle valvole). Le febbri reumatiche, evento raro o rarissimo nei paesi sviluppati (eccezionale negli USA), sono complicazioni eccezionali di faringiti acute trascurate e malcurate, la maggior parte delle quali, statisticamente, compaiono nella fascia d’età 5-15, con un picco agli 8 anni e segnalazioni solo eccezionali sotto i 3 anni e sopra i 25. Oltre questi limiti è più probabile una tegolata in testa (ndr) nel nostro paese, che una cardite reumatica, con un rischio comunque diverso dallo zero per la fascia 5-15.

3- E NEL CASO DI FARINGITI/FARINGOTONSILLITI CRONICHE O RECIDIVANTI?

Non ci sono indicazioni a trattare pazienti con faringiti batteriche croniche o recidivanti (bambini e ragazzi con mal di gola senza febbre che durano da settimane o vanno e vengono) anche da SABE, tali pazienti non sono esposti al rischio di febbri reumatiche. Circa un terzo dei pazienti trattati con antibioticoterapia come da protocollo (concepita per “eradicare” l’infezione) risultano positivi al test successivo (restano portatori) e circa ¼-1/5 dei bambini e degli adolescenti sani, nel periodo invernale, risultano comunque positivi al tampone faringeo… questo significa che sono portatori asintomatici e non hanno bisogno di essere trattati per questo.
Lo SBEA può quindi considerarsi generalmente un patogeno opportunista, ossia un inquilino innocuo nelle nostre gole che diventa aggressivo in occasione di un calo delle difese o di un’infezione di diversa natura. Esistono però ceppi particolarmente invasivi che necessitano di un approccio più aggressivo, ma si tratta di casi rari.

4- COME FARE, IN PRATICA, DAVANTI AD UN BAMBINO (MA ANCHE AD UN ADULTO) CON FARINGITE/FARINGOTONSILLITE ACUTA?

1- LEGGI LE RACCOMANDAZIONI

2- RICHIEDI IL TEST RAPIDO PER LO STREPTOCOCCO, o, secondo le linee guida statunitensi ma non secondo le nostre e soprattutto nei più piccoli, IL TAMPONE FARINGEO.

Servono circa 24h per avere la conferma dell’esame colturale, mentre il test rapido si ottiene in pochi minuti, quindi è sempre possibile rispettare ampiamente i tempi prescritti al fine di prevenire la complicazione (infrequente ma grave) delle febbri reumatiche (vedi sotto): il motivo per il quale esiste l’indicazione per l’antibioticoterapia in questa infezione normalmente autolimitante e benigna.

3- IN CASO DI POSITIVITÀ, SOPRATTUTTO NELLA FASCIA D’ETÀ 5-15, LE LINEE GUIDA RACCOMANDANO L’IMPIEGO DI UNO DEGLI ANTIBIOTICI PREVISTI DALLE STESSE, ALLE DOSI INDICATE E PER UN PERIODO NON INFERIORE AI 10 GIORNI, ENTRO 9 GIORNI DALL’ESORDIO DELLA MALATTIA.

Ossia c’è tutto il tempo per verificare in sicurezza se l’antibiotico serve oppure no, poiché il suo impiego entro 9 giorni è efficace a proteggere dalle febbri reumatiche.

  • Le faringiti batteriche “comuni” (quindi ci sono eccezioni ma non sta a noi discuterne in questa sede) da batteri diversi dallo streptococco beta emolitico A non richiedono antibioticoterapia e costituiscono la maggioranza delle faringiti acute batteriche del bambino e dell’adulto.
  • Dato però che lo streptococco beta emolitico A può causare complicazioni “reumatiche” anche dopo la risoluzione dei sintomi e che queste sono prevenibili con una corretta antibioticoterapia (10 giorni di antibiotici del tipo come descritto dalle linee guida) è importante portare il bambino dal pediatra per una visita, soprattutto se nella fascia d’età compresa tra i 5 e i 15 anni.
  • Il pediatra dovrà valutare se si può trattare di un’infezione batterica e, nel caso, dovrebbe predisporre gli esami per confermarlo prima di instaurare un’eventuale antibioticoterapia.

5- IL MIO PEDIATRA NON MI HA CONVINTO, COSA DEVO FARE? — IN CASO DI DUBBIO:

    Io chiedo sempre una seconda opinione… (a volte anche una terza, se la situazione lo richiede) scoraggiando assolutamente il fai-da-te.

6- IN CHE MODO UN’ANTIBIOTICOTERAPIA PUÒ RISULTARE DANNOSA SUL LUNGO PERIODO?

I bambini da zero a due anni stanno costruendo la loro flora microbica intestinale; questo processo è particolarmente attivo alla nascita (comincia con il parto vaginale, il colostro poi il latte materno e l’incontro con l’ambiente esterno…) e nei primi mesi di vita. La flora microbica, nota anche come microbiota o microbioma, si modificherà solo minimamente a partire dal secondo anno di età.
Gli antibiotici, ma ancora di più gli antisettici (anche nei detergenti domestici, cosmetici, salviettine etc) possono ostacolare anche pesantemente questo delicato processo e indebolire questo importante pilastro del nostro sistema immunitario, predisponendo a tutte le patologie, in particolare alle allergie, disordini immunitari e persino psico-fisici.

7- COME POSSO FARE PER AIUTARE MIO FIGLIO A SUPERARE LA MALATTIA IN MODO NATURALE O A EVITARE CHE SI AMMALI?

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Immagine di Ian

Come per tutte le malattie infettive vale il principio della prevenzione basata sul corretto stile di vita: alimentazione che comprenda tanti vegetali freschi e di stagione (almeno 5-9 razioni al giorno!) e sport all’aria aperta. Questo aiuterà a tenere alte le difese immunitarie dei nostri bambini e a contrastare le possibili infezioni da batteri che, come è evidente, sono comunque costantemente presenti nell’ambiente dove si muove. Un corretto stile di vita, e un intestino in equilibrio con una flora microbica sana, è uno degli strumenti più validi per tenere alte le difese immunitarie. È importante evitare carenze di vitamina C ed A (dagli alimenti) di vitamina D (soprattutto nella stagione invernale, le carenze di questa vitamina predispongono alle malattie stagionali ma anche a cose ben peggiori quindi raccomandiamo di evitarla pianificando controlli ed eventuali integrazioni con il proprio medico di fiducia).
Noi raccomandiamo anche l’eliminazione dei latticini d’origine bovina, questo a causa della possibile influenza diretta che tale alimento potrebbe esercitare (stando ad alcune evidenze scientifiche) sulla produzione di muco, sulle difese locali e quindi sulla generale suscettibilità delle vie respiratorie alle infezioni ma anche per la generale risposta positiva che molti pediatri osservano nei pazienti, soprattutto in caso di asma, nei soggetti predisposti o che presentano recidive frequenti di infiammazioni delle prime vie respiratorie (mucosite).
Importanti anche lo zinco, il rame e non bisogna trascurare il ruolo dello stress nell’abbassare le difese.
Un valido strumento per la prevenzione, ma anche per il trattamento (a parte l’igiene alimentare) è dato dalla probiotica (fermenti lattici) che però dev’essere ben pianificata con l’aiuto di un professionista esperto.  Durante la malattia è importante mantenere buono lo stato d’idratazione e, a tal fine, sono molto utili gli estratti da frutta fresca, mentre è opportuno evitare l’eccesso di cibi grassi e impegnativi (carne, uova, latticini, fritti). I farmaci sintomatici (antipiretici, analgesici/fans) possono essere utili ad alleviare i sintomi ma vanno usati con la consapevolezza che non migliorano il decorso della malattia e, trattandosi pur sempre di farmaci, il loro uso dovrebbe essere riservato solo a casi di effettiva necessità (da valutare con il medico).

8- I CORTISONICI SONO NECESSARI?

Come si legge nelle linee guida non sono raccomandati i corticosteroidi (cortisone e derivati, es prednisolone, metilprednisolone, betametasone e altri che finiscono per “one”).

9- QUANDO SI DEVONO RIMUOVERE LE TONSILLE?

Non è raccomandata la tonsillectomia in corso di recidive e comunque per ridurre la frequenza delle tonsilliti da SABE… quindi se ve lo propongono per i vostri figli: cercate un bravo professionista che vi dia una seconda opinione e prendetevi tutto il tempo che serve per essere assolutamente certi che sia il caso di ricorrere ad un trattamento così invasivo. Esistono evidenze che tale intervento sia inefficace anche nel trattare disordini psichiatrici (PANDAS, spesso OCD/disordini ossessivo compulsivi e tic nervosi) associati, (ma le evidenze non sono univoche) a infezione streptococcica.

Tutto quello che ho scritto è dettagliato nella bibliografia alla quale rimando per ulteriori chiarimenti.

Se vuoi leggi anche “come distinguere un mal di gola batterico da un virus (influenzale) o da una mononucleosi”

Altra bibliografia per approfondimenti

http://jama.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=198485

http://www.medscape.com/viewarticle/809212

http://www.jabfm.org/content/22/6/663.full

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19932941

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1535619/

http://rheumatology.oxfordjournals.org/content/50/2/396.abstract

http://www.sipps.it/pdf/lineeguida/faringotonsillite.pdf

http://www.uphs.upenn.edu/bugdrug/antibiotic_manual/grpastrepidsa.pdf

http://www.medscape.com/viewarticle/452581

http://www.sipps.it/pdf/pollina2009/pavone5.pdf

15 thoughts to “Mal di gola, tonsillite. Antibiotici sì o no?”

  1. interessante! e quanto diverso dalla realtà e dagli studi pediatrici!
    E cosa si dovrebbe fare in caso di otite media – il risultato da esame culturale auricolare: crescita di haemophilus influenzae. La nostra pediatra consiglia antibiotico per ogni otite. Il mio bimbo di quasi 2 anni ne ha fatte già 4 da ottobre! – gli abbiamo dato antibiotico 2 volte purtroppo…
    Questa volta sembra che gli sia passato senza antibiotico (con haemophilus influenzae).

    1. Salve Kasia, grazie per il tuo messaggio. Ovviamente non possiamo dare indicazioni mediche, solo invitare le persone a diventare parte attiva nella tutela della propria salute e di quella dei figli. Potrei risponderti che, in rete, è possibile consultare le linee guida per il trattamento dell’otite media acuta, le quali non possono senz’altro sostituirsi al parere del medico curante, ma possono servire da “guida” all’utente per costruirsi un’idea dei possibili approcci terapeutici a quel problema e possono fornire una “base” per un dialogo con il medico.
      Nella nostra esperienza, come gruppo, spesso i genitori tornano a casa con una ricetta e sono molto confusi sulla diagnosi, sull’azione del farmaco, su come comportarsi “in caso di”, sull’effettiva necessità di quella particolare terapia. Notiamo che, forse per un crescente spirito critico, ma anche per delle concrete carenze (esempio riguardo alimentazione, allattamento, vaccinazioni) nella formazione degli stessi medici, serpeggia tra gli iscritti e le iscritte un diffuso clima di sfiducia. Sarebbe meglio chiarirsi queste idee prima di lasciare l’ambulatorio e, in caso di dubbio, evitare il fai-da-te e semmai avvalersi di una “seconda opinione”.
      Nel tuo caso specifico mi sento però di consigliarti un approccio integrato, ossia è possibile che con tutti questi antibiotici, e le otiti, si sia instaurato un problema di disbiosi intestinale. Proverei a rivolgermi ad un professionista che conosca questo argomento e aggiungo che non pochi bambini affetti da “mucositi” con infezioni catarrali ricorrenti sono migliorati con l’eliminazione totale dei latticini. in qualche caso è emersa un’intolleranza. certo non è affatto detto che si applichi al tuo bambino, ma dopo 3 recidive (e 3 cicli di antibiotici?) io mi porrei qualche domanda, l’intestino è coinvolto generalmente nelle patologie di cute e mucose respiratorie, più in generale la sua salute è fondamentale per un sistema immunitario efficiente.

  2. Mi congratulo per le vostre informazioni! Giusto parlare anche di prevenzione e non solo di cura, molti trascurano la sana alimentazione ed i comportamenti da adottare al fine di ridurre il rischio di queste patologie

      1. Se aspettano che non stia in piedi e continui ad avere la febbre altissima per una settimana perché prima dei 3 anni non può essere batterica e quindi nessuno fa un tampone; se nessuno fa una tonsillectomia nonostante gli 8 episodi in 6 mesi ed il bambino smette di mangiare e di crescere, allora usate con intelligenza anche le raccomandazioni e le linee guida. Tutto va interpretato con buon senso e professionalità. Se potessi gliele avrei già tolte io con le mie mani e non sarebbe ricoverato con la flebo. Attenzione all’ottusità, non solo all’uso spregiudicato di antibiotici o della tonsillectomia.

        1. Le linee guida servono da guida, appunto, e non si sostituiscono al giudizio medico del singolo caso. Al momento, nel panorama italiano, sono senz’altro più gli eccessi che i difetti il problema. Ad ogni modo mi sono limitata a presentare le linee guida, ogni critica la rimando alle stesse. Anna R Sarni

        2. Vi scrivo per avere dei chiarimenti circa il risultato positivo allo streptococco effettuato a mia figlia di 8 anni tramite tampone faringeo lunedì 16 novembre. Tampone effettuato purtroppo dopo 13 giorni dal’insorgenza di febbre alta a 39, linfonodi ingrossati, malessere e una rinite posteriore fortissima.
          Ora la bambina non presenta alcun sintomo di quelli sopra elencati, eccetto catarro di colore giallo chiaro dal naso e una sorta di leggera stomatite. Il pediatra di mia figlia mi ha prospettato due possibili strade, tra cui non riesco davvero a decidermi, considerato anche che son da sola con lei a casa dal 4 di novembre.

          1) continuare la terapia omeopatica ancora per una decina di giorni, portando la bimba a scuola da lunedì 23 con orario ridotto e poi rifare il tampone il 2/12 e qualora positivo prendere Augmentin. Terapia omeopatica composta da: Echinacea com. Weleda 3 gtt 3/dì; Apis d3 Weleda 3 gtt x 3/dì; Ferrum Rosato con Grafite Weleda 3 gtt x 3/dì, prodotti da prendere tutti in mezzo cucchiaio di succo di Olivello spinoso. x 6 gg Mercurius solubilis 6 ch 3 granuli alla mattina. Nel naso: Euforbium spray nasale x 2 volte al dì ed in gola 2 puff di propoli s.a. x due volte al giorno.
          2) prendere da subito antibiotico x 10 giorni.

          Non so decidermi considerato sopratutto che appunto dall’insorgenza dei sintomi sono passati ormai 15 giorni e che il mio medico omeopata unicista non solo pensa che il tampone faringeo sia una pratica medievale ma che lo streptococco possa essere curato con la sola omeopatia……….

          Confidando in una Vs cortese risposta,
          Grazie
          Francesca

          1. Cara Francesca, non ho le competenze per risponderti con un parere personale né sarebbe opportuno un consiglio in un forum impersonale se pure le avessi. Sono anche trascorsi alcuni giorni dal tuo messaggio quindi avrai già maturato una decisione. In caso di simili dubbi consiglio sempre un secondo e anche un terzo parere, secondo la situazione. I miei migliori auguri.

  3. Salve,
    mia figlia a seguito di tampone faringeo è risultata positivo lo streptococco beta emolitico ma un gruppo diverso da A, precisamente gruppo G. L’ho interpretato come “altro batterio” e quindi mi sono rifiutata di dare l’antibiotico prescritto. Ho fatto bene???
    Aiuto!!

  4. Salve,
    per favore ho bisogno di un chiarimento urgente. Lo Streptococco beta emolitico ma di gruppo diverso da A NON va trattato con antibiotico giusto?? Nello specifico lo streptococco beta emolitico gruppo G.
    Vi prego potete aiutarmi??

  5. Salve mi trovo qui a leggere tantissime pagine inerenti all argomento volevo esporvi le mie domande ,
    Partiamo da qua di eri piccolo
    , ho operato adenoidi e tonsille più o meno a 4 /5 anni ora ne ho 33 , la febbre annuale mi perseguita da sempre prima delle tonsille ero sempre malato aime dopo certo le cose sono migliorare , il mal di gola e le placche non sempre ma più o meno una volta all anno si fanno vive , quest anno , sicuramente a causa della stagione instabile il 1 giugno mi sono venite belle grosse febbre a 39 e si parte con rocefin e deltacortene per 8 dosi , passa tutto dopo più o meno 15 gg il maledetto codizionatore perché per me è stato lui mi fa tornare le placche , visita dal orl mi dice di stare inguaiato mi controlla anche le adenoidi dicendomi che all epoca mi sono state fatte con i piedi ok, riprendo con 8 cicli di deltacortene e rocefin passa tutto , aime’ tempo instabile mi becco un po’ di muchi ai bronchi cosa che mi inizia a far tossire e sicuramente ad irritare la gola , domenica faccio un bagno al mare uscendo tira vento sento freddo la sera dopo siamo al 5 luglio mi inizio a sentire febbricitante. Febbre a 38 e il dott che mi visita mi dice che le placche solo leggermente infiammate e per bocca ormai qualsiasi cosa prenderei sarebbe acqua fresca e inizio di nuovo rocefin e bentelan a fiale questa volta per 6 praticamente sto pieno di medicinali però grazie a queste ire due giorni e mi soarisce tutto in più mi consiglia i prendere immunobron e fermenti lattici per aiutarmi voi di questa storia cosa ne pensate ?

    1. Rispondo che mi pare evidente che queste cure non risolvano il problema. Potresti nascondere una disfunzionalità di base, intendo riferirmi ad una probabile disbiosi, un eventuale stato infiammatorio generale. Dieta e probiotica possono aiutarti moltissimo, ma sono strumenti validi solo nelle mani di chi sa utilizzarli. Ti consiglio di affidarti ad un professionista che indaghi quanto sopra, escluda eventuali intolleranze con una dieta ad eliminazione/reintroduzione e che ti appronti una dieta “antinfiammatoria”, a base vegetale, che riduca grassi saturi, proteine animali, i grassi omega-6, ti assicuri fonti di omega-3 ed una serie di altri accorgimenti. Anche lo stile di vita, la carenza di certe vitamine, come la D e la C, possono abbassare le difese. In bocca al lupo.

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