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Sole e creme solari: quando, come e, soprattutto, “ma perché?”

Per tanti di noi aprire il vasetto è un gesto automatico, parte di una serie di “comportamenti appresi”: si stende l’asciugamano, si apre l’ombrellone, ci si tolgono gli abiti e ci si spalma la crema solare. Si sa che il sole va preso a gocce, che è bene spalmarsi una protezione, evitare le ore centrali del giorno, pena il “rischiare la pelle” esponendola a fotoinvecchiamento e cancro.
E se non fosse davvero così?

Se, come me, non hai mai tempo, puoi saltare l’intero articolo e leggere direttamente i consigli spicci.

1- DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI RADIAZIONI SOLARI

Una piccola lezione sullo spettro elettromagnetico solare… (chi si annoia con le lezioni di fisica salti questo pezzetto ma giuro che sarò breve e semplice, ed è la base di tutto il ragionamento successivo).
Sappiamo che c’è uno “spettro visibile”, al di sotto del quale (per lunghezza d’onda) troviamo gli UltraVioletti (UV), seguiti dai raggi X, mentre oltre lo spettro visibile (lunghezze d’onda maggiori) troviamo gli infrarossi etc etc.

Quindi: —-RXIUVC—-IUVBISPETTRO VISIBILEIINFRAROSSI

Gli Ultravioletti sono divisi in UV-A, UV-B E UV-C.

Gli UV-C, per nostra fortuna, sono bloccati dallo strato di ozono. Si tratta di radiazioni ad alta energia, molto penetranti, poderosi cancerogeni e letali per esposizioni prolungate (sono prodotti anche da quelle lampade germicide a fluorescenza violetta che restano accese in ambulatori e sale chirurgiche quando restano vuote).

UVA (lunghezza d’onda 320-370 nm)= alta penetrazione, danno da fotoinvecchiamento, mutagenesi (accusati di favorire il cancro alla pelle NON MELANOSICO)
UVB (lunghezza d’onda 270-320)= media penetrazione, eritematogeni, causano le ustioni, ma anche l’abbronzatura e l’attivazione della vitamina D (la quale è ora considerata un fattore fondamentale per mantenere un buono stato di salute, ossa sane, combattere le infezioni e … proteggersi dal cancro!!)

Il fattore SPF si riferisce esclusivamente alla schermatura verso questa frazione di radiazioni (UVB).
Da quanto sopra possiamo dire che noi andiamo al mare alla ricerca, fondamentalmente, di una dose ragionevole di UVB, che ci dia un buon colore e che ci faccia produrre vitamina D, senza ustionarci né farci venire l’eritema.

Invece cosa facciamo? Ci spalmiamo uno schermo contro gli UVB e prendiamo una dose, probabilmente eccessiva di UVA (fotoinvecchianti e cancerogeni) rispetto alla nostra preparazione al sole e questo grazie alla nostra sensazione di essere schermati, . (E non è finita qui…)

Andiamo dunque alla prima domanda frequente:

2– IL SOLE FA MALE ED È SEMPRE MEGLIO EVITARLO  O PROTEGGERSI SISTEMATICAMENTE CON I FILTRI SOLARI?
Ebbene, alla luce delle nuove acquisizioni possiamo dire che il sole, a lungo inchiodato al tavolo degli imputati, è stato promosso ad “alleato prezioso della nostra salute“: fanno bene le esposizioni al sole fino a dosi “non eritematogene” e “non ustionanti”.
Attenzione alla parola “dosi: se ci ripariamo con un filtro solare spalmabile con un alto spf e prendiamo abbastanza sole da scottarci senza, nonostante la sensazione di “averla scampata” ci siamo fatti male, o abbiamo fatto male al nostro bambino. Ma, certo, queste “dosi” dipendono fondamentalmente dal nostro fototipo e da quanto abbiamo “allenato” la nostra pelle al sole.

Dunque i cosmetici solari filtrano (nella stragrande maggioranza dei casi) solo una parte dei raggi solari, molto spesso “solo” la parte che provoca ustione e eritema-ma anche tintarella e vitamina D (gli UVB), lasciando passare in parte o del tutto i raggi UVA, che provocano fotoinvecchiamento e danni cellulari anche a livello genetico (effetto “mutageno” o “cancerogeno”). A questo “danno” si va ad aggiungere spesso l’accennato danno da sovraesposizione al sole, e ad entrambi quello derivante dal passaggio in circolo degli ormai universalmente e tristemente noti composti chimici nocivi. Tra questi ultimi si contano anche i filtri stessi, oltre agli umettanti, emulsionanti, conservanti, profumanti di sintesi che è possibile rilevare nel circolo sanguigno, quindi fetale nel caso di una donna in gravidanza, e persino nel latte delle mamme (la pelle assorbe tutto). (11,14,15,16,17,18)

3- L’IMPORTANZA DEL FATTORE “D”
La vitamina D non è “solo” una vitamina, ma un vero e proprio ormone che svolge importantissime funzioni nel nostro organismo, funzioni fondamentali a tal punto che in caso di carenza ci ammaliamo in mille modi diversi, che spaziano da alterazioni dell’umore, passando per la vulnerabilità alle infezioni, alle malattie del sistema immunitario, saltando sul nostro apparato scheletrico, aumentando il rischio di incorrere in patologie degenerative e finendo nella predisposizione a un notevole numero di tumori.
La bella stagione rappresenta, per noi abitanti delle zone temperate, l’importante opportunità di fare scorta di questa preziosissima “vitamina”, la quale può anche essere assunta con la dieta, ma la fonte “d’elezione” resta il nostro stesso organismo. Un’importante sede di attivazione di questa vitamina è la cute, proprio a seguito dell’azione dei raggi UVB su un precursore lipofilico (grasso) che noi sintetizziamo naturalmente partendo dal colesterolo. Questo ciclo “endogeno”ci rende perfettamente in grado di rispondere ai nostri fabbisogni di questa vitamina in modo naturale, sicuro e quindi privo di controindicazioni ed effetti collaterali (compreso il rischio di sovradosaggio). (13)

4- UNO SGUARDO AI FILTRI SOLARI.

I filtri solari non sono tutti uguali, la bontà di un prodotto non si “compra” né con un prezzo più elevato né con un nome griffato e nemmeno in farmacia o erboristeria. È necessario leggerne la composizione, l”INCI”, magari dare un’occhiata, oltre che ai filtri, anche alle altre sostanze funzionali (altamente desiderabili antiossidanti come il tocoferolo/vit. E, l’acido ascorbico/vit. C, l’epigallocatechin gallato (polifenoli del te verde), sostanze idratanti come l’acido ialuronico, calmanti come il bisabolo o la calendula, estratti di piante come l’aloe o l’arnica e via dicendo, evitando invece i retinoidi /vit. A). Trattandosi di bambini poi è d’obbligo evitare i petrolati/vasellina, i PEG soprattutto con un numero superiore a 40, i cessori di formaldeide come la DMDM hydantoin e l’imidazonyl urea, il Padimate-O (PABA/octyl dimetil), i parabeni (interferenti endocrini) tutti accusati di cancerogenicità (per info su questo tema controllare il post sull’INCI).
Quasi dimenticavo: cosa chiedere ad un filtro solare se è necessario usarne uno? (O se vogliamo proteggere, esempio, la pelle del nostro viso dal fotoinvecchiamento e non possiamo usare il cappello?)
A questo punto diventa semplice rispondere: che sia fotostabile, possibilmente atossico ma soprattutto che filtri gli UVA. Niente di più complicato…
Al momento attuale gli unici filtri noti attivi verso gli UVA sono:
l’Avobenzone, filtro chimico, che però è instabile e dopo un’ora diventa inefficace, a meno che non si trovi in formula con l’Octocrilene.

il Mexoryl SX (composto praticamente da Avobenzone e Octocrilene) approvato dalla FDA in Europa e Giappone (ancora no negli USA e non so perché)

L’Ossido di Zinco, filtro minerale o “fisico”, fotostabile, atossico, si compra in farmacia per pochi euro e si può mescolare molto facilmente ad un olio o ad un burro vegetale, magari contenente filtri naturali.

ed il Biossido di Titanio, che andrebbe usato tal quale se non fosse che è trasparente quanto una mano di calce… allora lo si usa micronizzato, ma in questo modo diventa problematico perché il sole lo rende un radicale libero e la micronizzazione lo rende assorbibile in circolo. Quindi dev’essere rivestito, e si fa con manganese (21) , oppure con alluminio (e questo a Bio Bimbo non piace, ma dovrebbe comparire la voce “Alumina” nell’INCI). Il problema è che dall’INCI non si evince quale Titanio Biossido micronizzato stanno usando. Oltre tutto questo è un buon filtro per gli UV-B, ma filtra solo una parte degli UV-A.

Online trovate un utile database, generosamente messo a disposizione da EGW, dove sono stati classificati in maniera affidabile e indipendente (nello stile di questa signora organizzazione a scopi scientifici e divulgativi) molti cosmetici tra i quali, appunto, i cosmetici solari.

FILTRI NATURALI SPF 3-4 (naturali, atossici)
Aloe, Karitè, olio di sesamo, olio di buriti, olio di germe di riso (con gamma orizanolo), olio di lampone.

5- PRECAUZIONI PARTICOLARI: ASSOLUTAMENTE NON USARE CREME SOLARI NEI BAMBINI SOTTO I 6 MESI.  (21)

In generale l’uso dei cosmetici nella prima e seconda infanzia dovrebbe essere limitato, naturale (ma “naturale” da solo non significa “sicuro”) e concordato con uno specialista preparato. Ci sono detrattori dell’uso dei solari nei bambini fino ai 3 anni.
Questa precauzione si basa su alcune osservazioni: la sottigliezza della cute, maggiormente permeabile rispetto ad un adulto, un rapporto più elevato tra superficie cutanea e volume corporeo (più pelle in proporzione, rispetto ad un adulto, quindi più crema da assorbire) e l’immaturità degli organi emuntori (gli organi che “ripuliscono” continuamente il nostro organismo).

In sintesi: Argomenti contro l’uso dei filtri solari:

  • SOLE E CANCRO: Il legame tra l’esposizione al sole ed il rischio di melanoma non è confermato, non solo, potrebbe esserci anche un’azione “protettiva” del sole, pare infatti che siano le ripetute “dosi ustionanti” di sole, soprattutto nei primi anni di vita,  a favorire questo tipo di cancro, piuttosto che l’esposizione cronica ad una ragionevole quantità di radiazioni solari che, addirittura,  in molti studi oramai condivisi dai più, sembra avere un effetto protettivo. (2,3,7,10,11).  Un legame più costante è quello dell’eccesso di sole e il carcinoma squamoso, forse il carcinoma basocellulare o basalioma (11). Al contrario, e questa è una nota veramente interessante per noi, pare che molti altri tipi di cancro “interno” siano inversamente correlati con la quantità di esposizione alla luce solare, forse per via della produzione di vitamina D. (1,7,8)
  • ASSORBIMENTO DI CHIMICI: le analisi del sangue comunemente rilevano che alcune sostanze contenute nelle creme solari vengono assorbite dall’organismo e sono dotate di tossicità cellulare (si comportano come radicali liberi, e qui è compreso anche il filtro fisico “biossido di titanio micronizzato”) o di attività simil-ormonale (alcuni filtri chimici, parabeni). (14, 15,16,17)
  • INAFFIDABILITÀ DELL’EFFETTO PROTETTIVO: esiste un leitmotiv presente in tutti gli studi: i filtri non sono sufficienti a proteggere dal cancro alla pelle, è necessario assumere un comportamento adeguato. Risulta importante evitare le scottature nei bambini. (5, 6,7)
  • INDUZIONE DI COMPORTAMENTO RISCHIOSO: Quando ci spalmiamo un filtro solare abbiamo una falsa sensazione d’essere protetti e quindi ai danni delle creme si somma quello del sole “in eccesso”, del quale non possiamo vedere gli effetti.
  • MANCATA ATTIVAZIONE DELLA VITAMINA D: i filtri solari con fattore di protezione pari o superiore a 8 ostacolano l’attivazione della vitamina D endogena.
  • DANNO ECONOMICO ED AMBIENTALE: persino i pesci ne risultano intossicati. (19)

6- PERCHE’ NON È NECESSARIAMENTE UNA BUONA IDEA IL MARE NEGLI ORARI CONSIDERATI “PIÙ SICURI”: COMPOSIZIONE DELL’IRRADIAZIONE SOLARE RISPETTO A LATITUDINE, SPESSORE DELLO STRATO DI OZONO, CONDIZIONI ATMOSFERICHE, SMOG E ORARIO DEL GIORNO

Risiamo alla fisica, questa volta il discorso è più complesso ed è difficile semplificarlo ma ci proverò:
Le radiazioni solari vengono “filtrate/bloccate” dallo strato di ozono in modo diverso a seconda della lunghezza d’onda. Per farla breve i primi ad essere bloccati sono gli UV-C (per nostra fortuna), i secondi sono gli UV-B (attenzione!) e per ultimi gli UV-A. Ora: man mano che il sole si sposta dallo zenit (il punto più alto del sole) la singola radiazione si trova a dover attraversare uno spessore maggiore di scudo, quindi man mano che l’inclinazione aumenta i raggi UV-B vengono via via bloccati (assorbiti o riflessi) mentre gli UV-A passano liberamente.
Cosa significa? Che alle 13 la composizione delle radiazioni solari conterà la percentuale maggiore di UV-B dell’intera giornata, che questa composizione si sposterà progressivamente verso gli UV-A se ci allontaniamo da essa verso le prime ore del mattino o verso il tramonto. (La logica suggerisce di esporci un tempo inferiore al sole ma proprio durante questi orari, sempre che la fisica, o la medicina, non rivedano queste teorie).
Significa anche che tutto questo discorso diventa davvero rilevante, rispetto alla scarsità di UV-B (e quindi della nostra possibilità di attivare la vit. D) se abitiamo ad una latitudine dove il sole, il 21 giugno alle ore 13, ha già una notevole inclinazione. E’ possibile che nelle stagioni invernali dei paesi nelle regioni molto a nord o molto a sud del globo, non arrivino virtualmente quantità sufficienti di UV-B tali da garantirci un’adeguato apporto di questa vitamina. In queste condizioni, e quando si è costretti in luoghi chiusi per la maggior parte del tempo, è una buona idea concordare con il nostro medico un esame del sangue per verificare il nostro livello ematico di vitamina D e provvedere ad un’eventuale carenza con irradiazioni da lampade casalinghe oppure ricorrendo ad un integratore.

Foto di tread

E SE CI SONO LE NUVOLE?

Le nuvole influiscono scarsamente sul passaggio degli UV-B: ci si abbronza, si attiva la vitamina D e… ci si può scottare! (12)

CURIOSITÀ: Aggiungo una nota che spero di essere in grado di confermare, smentire o “dimensionare”.
Il Dr Mercola parla di una conversione della vit. D nella sua forma attiva che avverrebbe nell’ambito del nostro sebo, il quale sarebbe efficacemente rimosso durante la doccia successiva all’esposizione al sole, conducendo in tal modo all’eliminazione della nostra preziosissima vitamina. (20)
Non so dire se questa notizia è vera, posso solo supporre che, eventualmente, non si tratti dell’intera quantità della vitamina D che abbiamo convertito al mare o in montagna, ma di una quota della quale non conosco né la quantità né l’effettiva esistenza. Attendo dal Dr Mercola delucidazioni e bibliografia.
Nel frattempo se qualcuno volesse dargli credito sappia che il Dottore sostiene che il riassorbimento avverrebbe nelle successive 48 ore, durante le quali consiglia di non lavarsi e di lasciare il sebo “lì dove deve stare”, mentre è possibile detergersi normalmente “dove non batte il sole”.

Scritto da
Anna R. Sarni DVM

Bibliografia (seguire i link):

14 thoughts on “Sole e creme solari: quando, come e, soprattutto, “ma perché?”

  1. ecco la risposta del Dr Mercola

    “Dear Anna Sarni, Thank you for writing to Mercola.com. Your case MER-189718-C48TJP has been resolved.

    We appreciate your inquiry regarding Vitamin D3, we aren’t able to disclose details due to confidentiality agreements. In regards to your question regarding the percentage of D3 found in sebum, we have forwarded this to the appropriate department for further research”

  2. Grazie! Grazie grazie grazie 🙂 per questa esauriente e chiarissima spiegazione che finalmente conferma che ciò che io ho sempre sostenuto ed affermato grazie al mio sviluppato intuito e saggezza e soprattutto grazie al bel rapporto di ascolto che ho con il mio corpo 😉 Un caro saluto, Raffaella.

  3. Molto interessante!
    Allora posso provare con te verde CN aggiunta di vitC e a seguire olio di mandorle sia prima che dopo l esposizione e aloe vera con ossido di zinco durante? Come aloe posso estrarla io visto che qui abbonda?
    Vale sia x me che SN di carnagione chiara che x il mio bimbo di 4 anni ma che prende colore subito alla grande e non si scotta?x esposizione breve cosa s intende?e a che intervalli x riposare la pelle?noi viviamo al mare e ci andremo ogni giorno!
    Grazie

  4. Ciao,
    quindi, quali sono le creme più sane? Quelle coi filtri fisici o chimici? Io ho sentito che anche i due componenti delle creme coi filtri fisici (titanio e zinco) potrebbero essere cancerogeni…
    Grazie,ciao
    Paolo

    1. In linea generale i filtri solari possono diventare essi stessi pericolosi a seguito dell’irraggiamento, trasformandosi in radicali liberi (e causando invecchiamento e danno genetico quindi cancerogenicità), compresi quelli fisici. E’ per questo che ho pensato ad una riflessione sul loro uso e abuso. E’ infatti molto importante la presenza di antiossidanti nel cosmetico stesso (ne ho parlato), la frequente rimozione e riapplicazione e la consapevolezza che quanto più sono “micronizzati” tanto più possono passare la barriera cutanea. Si parla del diossido di titanio, soprattutto, che viene usato praticamente sempre micronizzato dato che altrimenti sarebbe trasparente come una passata di cemento. Per fare in modo che non sia altrettanto pericoloso è spesso rivestito (optisol), ma nell’inci non cambia niente… trovi uno studio qui http://ow.ly/UbalD
      In tal senso bisognerebbe utilizzare filtri fotostabili, tra questi evitare quelli legati ad altri problemi, come gli interferenti endocrini.
      Per approfondimenti ti consiglio di interagire con gli esperti sul sito che mi ha aperto il mondo della cosmetologia: L’angolo di lola. http://ow.ly/Ubawo

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