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Allattamento: cosa avrei voluto sentire

Premessa: Queste indicazioni sono il frutto delle mie letture e della mia limitata esperienza, e — ovviamente — non sostituiscono il parere di una brava consulente in allattamento. È quello che avrei voluto dicessero a me, ma altre mamme hanno avuto la fortuna di allattare senza problemi facendo l’opposto. Buon per loro! Invece io, se avessi letto allora questi suggerimenti (o meglio, se ci avessi creduto prima) avrei risparmiato, credo, tanti pianti (e non solo miei! ;).

I primi minuti

Al bambino va dato accesso al seno subito dopo la nascita. SUBITO! non dopo mezz’ora, decisamente non dopo due ore (come si rischia di fare in molti ospedali). Non sempre è possibile strappare di mano il bambino al ginecologo, ma un tentativo lo farei. A questo scopo, visto il rintronamento che talora caratterizza la puerpera in quel momento, sarebbe meglio chiederlo preventivamente alle ostetriche (istruire il papà può essere un’opzione, ma…).

L’attacco

È fondamentale che il bambino si attacchi bene sin dall’inizio. Basta davvero poco tempo per cominciare coi problemi di ragadi o dolori, e un buon attacco è la migliore prevenzione (e soluzione). Finché sei in ospedale, non aver timore di rompere le scatole ad ogni infermiera e ad ogni ostetrica che capita sotto tiro chiedendole di aiutarti ad attaccare bene il bambino. Al minimo dubbio, suona il campanellino senza ritegno e chiedi di controllare se è attaccato come si deve.

Tornati a casa

Successivamente, se non sei sicura dell’attacco o se hai altri problemi fatti aiutare ancora, da un consultorio, da una consulente in allattamento, o da un gruppo di sostegno all’allattamento al seno.

Inutile invece perder tempo a chiedere consigli al pediatra, al ginecologo, o al medico di base, che di solito non hanno la preparazione per risolvere dubbi e problemi di allattamento.

Allattare a richiesta, o meglio “a segnale”

Sin dall’inizio, allatta non tanto “a richiesta” quanto “a segnale” (on cue, dicono in inglese): offri il seno al primo segnale di bisogno (si lecca le manine, si agita, si volta verso il seno, apre la bocca). In altre parole, se aspetti che il bambino pianga, è già troppo tardi. 🙂
I segnali sono a due vie: anche un seno ingorgato può essere un segnale.

Fidarsi di noi e del bambino

Dopo il parto gli ormoni sono imprevedibili. È possibile che lo stesso comportamento del personale ospedaliero sia interpretato da una mamma come ossessivo (“mi fanno sentire in colpa perché non riesco ad allattare“) e da un’altra come poco attento (“non mi incoraggiano abbastanza“). Il mio consiglio è di non concentrarsi sull’esterno, ma su di noi e il bambino: con tutta la fiducia che riusciamo a raccogliere. Se poi vogliamo incolpare qualcuno, del resto, c’è sempre a disposizione il papà. 😀

Non hai latte? Ma nooooooo!

Ci dicono: ogni donna è studiata per produrre latte ed è in grado di farlo se aiutata adeguatamente. Io ci credo fortemente. Ma vorrei vedere quale mamma non lo mette in dubbio se iniziano i problemi. Per cacciare ogni sospetto (e i famigerati “non ho latte” e “ho poco latte”), pensa a quelle donne che allattano al seno i loro bimbi adottivi. Esistono, e non sono casi isolati: basta leggere questo gruppo di sostegno con testimonianze dirette. Se ce la fanno loro, perché non dovremmo provarci noi? E se riescono anche con bambini di qualche mese, significa che è possibile recuperare un allattamento partito male o addirittura finito, trovando l’aiuto giusto.

Il seno e nient’altro

Il fatto che certe mamme riescano ad allattare con successo fissando degli orari e dando ciuccio o biberon dai primi giorni non significa che questa impostazione sia da consigliare ad altre mamme. Meglio non correre il rischio di compromettere l’allattamento, meglio non dare nient’altro che il seno finché l’allattamento non è ben avviato. Anche in seguito, mai usare ciuccio o biberon solo perché qualcuno ci dice di farlo!

Se ci sono ragadi, ingorghi, “poco latte” (grrrrrrrr) la soluzione è assicurarsi (di nuovo!) che il bambino abbia imparato ad attaccarsi bene e che abbia accesso al seno (ho visto mamme che lamentavano di avere poco latte, e poi mi dicevano: scusa adesso devo tornare a casa perché vedo che ha fame… beh, ma perché non lo attacchi, qui e ora?).

Dolce far niente

Per me è importantissimo avere aiuti in casa, e non dover far altro che stare col bambino, almeno per i primi giorni (tanti giorni, i classici 40 vanno bene, ma se vi aiutano anche dopo non c’è motivo di rifiutare :-).

Foto: fireandjoy.com
Foto: fireandjoy.com

Un ciuccione nato

E se il bambino sta sempre attaccato, non pensiate di avere sottomano un caso unico e bizzarro. Gli umani in genere son così, da neonati. È solo che nessuno ce l’ha detto… (tranne Antonella Sagone nel meraviglioso articolo “Ma è così impegnativo allattare al seno?“)

Per approfondire:

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